PALERMO PRIMA DI TUTTO IL 27 NOVEMBRE AL GOLDEN

Quando la casa brucia l’unica speranza di salvezza è che i pompieri arrivino in tempo. Analogamente, in caso di calamità naturale, ci si aspetta che la protezione civile intervenga tempestivamente per aiutare la popolazione a superare la criticità del momento. Dinanzi all’eventualità concreta di poterci rimettere la vita, nessuno sta a chiedersi quale sia la fede politica dei singoli appartenenti all’esercito della salvezza. Si ha solo il desiderio che i soccorritori facciano in fretta, riponendo piena fiducia nella loro professionalità. A ben pensarci, dal punto di vista politico/economico, il paese intero è stato colpito da uno tsunami che rischia di raderlo al suolo. Se questo disastro non bastasse aggiungiamo che, all’interno di un quadro d’insieme di per se stesso terrificante, si inserisce la situazione disastrosa di Palermo che vede la casa comunale avvolta da lingue di fuoco che tentano di ridurla in cenere. Nell’un caso e nell’altro ci sono ancora dei margini per contenere i danni salvando molte vite. A condizione che si sia disponibili ad accettare l’aiuto e che le ambulanze, giunte sul posto, siano dotate di rianimatore. Se, a questo punto, il concetto è chiaro e l’esempio calzante, non si può non convenire che – per salvare Palermo dalla bancarotta – sia indispensabile il contributo di tutti gli uomini di buona volontà. Senza chiedere ad alcuno di esibire la tessera di partito o di spiegare quale sia la fede politica di riferimento. Bisogna solo stringere i denti e remare nella medesima direzione per uscire dal guado. Affinché ciò sia realizzabile, è necessario recuperare quella maturità necessaria che consenta di porre al centro dell’attenzione le esigenze del malato (Palermo) che chiede di ritornare ad una vita normale. Solo dopo avere tirato fuori dal coma una metropoli disastrata e mal amministrata per inadeguatezza o per incompetenza, si potrà andare alla ricerca delle colpe degli incendiari o di quelle imputabili a chi non ha suonato per tempo il campanello d’allarme che avrebbe dovuto indicare la soglia di pericolo. Non ci nascondiamo la portata delle difficoltà a cui si va incontro. Sappiamo solo che è un dovere quello di provare a salvare il salvabile. Si tratta di un compito estremamente delicato che richiede un coinvolgimento corale e maturo che non può lasciarsi imbrigliare dalle vecchie logiche dell’ appartenenza. Il progetto, a cui oggi in parecchi si richiamano e che è stato adottato dal Parlamento nazionale, è stato da noi lanciato il 12 novembre 2010 nella convention di Villa Igiea. Obbliga ad un’assunzione di responsabilità concreta tutti i cittadini che intendono passare dalla protesta alla proposta. Il che comporta il sedersi attorno ad un tavolo per concordare quelle quattro o cinque cose possibili da realizzare con la massima urgenza per impedire a Palermo di affogare. Solo dopo avere stabilito i punti qualificanti di interesse comune, si può passare alle individuazione dei soggetti a cui affidarne l’attuazione. Per queste ragioni è necessario che si accantonino i personalismi e le ambizioni. Siamo chiamati tutti quanti ad una prova dura alla quale non possiamo moralmente sottrarci.

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